BENESSERE IN UFFICIO – Luce – Le finestre

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L’edificio in cui si trovano gli uffici dell’azienda per la quale lavoro è in una zona di Roma che ospita numerosissime aziende, quindi molti dei palazzi sono adibiti a questa funzione. Li riconosci facilmente perché nella maggior parte dei casi non hanno balconi o terrazzi, né piante né il panni stesi, solo numerose finestre.

Quello dove lavoriamo noi è un grosso parallelepipedo grigio di sei piani con delle grandi finestre quadrate.

I nostri uffici si trovano al sesto piano dell’edificio e di luce ne entra davvero tantissima.

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Come capita dappertutto, tra colleghi naturalmente accade di non essere concordi se far entrare la luce o meno e su quanta farne entrare. Io sono nel gruppo di quelli che “più luce c’è meglio è, purchè sia naturale”, basta avere l’accortezza di posizionare scrivania e schermo in modo che la luce non dia fastidio, mentre altri sono tra quelli “non sopporto la luce, chiudiamo tutto”, preferendo magari la luce artificiale. Io, scherzosamente, chiamo i più intergalisti di quest’ultimo gruppo, i colleghi “twilight”, i vampiri, quelli che, forse, hanno paura che la luce del sole possa disintegrarli. Questa piccola lotta si manifesta con la “tortura” delle tapparelle che vengono alzate, abbassate, girate, aperte, richiuse, senza che si trovi mai pace.

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Negli anni ho avuto la mia postazione di lavoro posizionata in ogniuno dei quattro lati del parallelepipedo. Ciascuno aveva il suo panorama con le sue caratteristiche, il suo fascino e peculiarità, sia positive che negative.

La mia scrivania è organizzata in modo che lo schermo del computer sia opposto alla finestra, così che, dal lato dell’edificio dove sono ora, mi basta alzare lo sguardo dal video per godere di una grossa porzione di cielo che occupa più del 90% della superficie della finestra. L’unica eccezione è una striscina in basso di palazzi a perdita d’occhio, dei quali vedo praticamente solo la sagoma e poco più.

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Da questa posizione privilegiata godo ogni giorno di panorami bellissimi, fatti di cieli azzurri o di mille sfumature di grigi, di giornate assolate oppure talmente chiuse da non riuscire a vedere quasi niente, di temporali, di rari ma sorprendenti magici arcobaleni, di nuvole che si inseguono, che si trasformano, che giocano tra di loro e con me proponendomi le figure più incredibili, di gabbiani che si lanciano in planate da brividi o che “galleggiano” nell’aria lasciandosi sostenere da qualche corrente ascensionale, di enormi stormi con forme mutanti talmente rapide e precise da farti chiedere come facciano a essere così incredibilmente organizzati e coordinati, e di tramonti mozzafiato, ogni sera uno spettacolo diverso di forme e colori, talmente belli da incantare.

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Stagione dopo stagione, giorno dopo giorno, ora dopo ora, lo scorrere del tempo scandito dalle immagini che la finestra mi propone.

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Sarà perché vivo e ho sempre vissuto al piano terra ma io, davanti a questi spettacoli, mi emoziono sempre tanto e gli anni, per fortuna, non mi hanno abituata a tanta meraviglia e spero che questo non avvenga mai.

Rita Cortellesi

 

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