Parole per andare a Nord

Quando viaggio amo andare verso Nord.

Più a Nord di qui, di questa fetta di pianura Padana che abito.

Ancora non so se questo mio appassionato andare sia in me da sempre. Di certo so che il mio viaggiare si è nutrito di tanti autori e di libri che il nord hanno raccontato.

Quando viaggio amo andare verso Nord.

Non lo faccio da turista, non sempre ho con me una guida ufficiale, ma lo faccio da viaggiatrice, ho sempre con me dei romanzi, che non mi fanno perdere la strada: non ho infatti dubbio alcuno sul fatto che i viaggi si possono preparare leggendo la letteratura locale o gli autori che quei luoghi hanno narrato.

Si viaggia prima leggendo e poi, con le storie nella mente, si vive il viaggio. Si conoscono i luoghi e i caratteri umani attraverso le pagine dei libri e poi, con le storie nella mente, si intrecciano relazioni che hanno già una memoria comune. Si imparano le culture dei luoghi e si identificano i volti quando si intrecciano gli sguardi. Si riconoscono i cibi, gli odori, la densità dell’aria e, infine, il punto dal quale godersi angoli memorabili.

Il turista sa cosa visitare, il viaggiatore sa come guardare.

Quando viaggio amo andare verso Nord.

Sotto i miei passi la brughiera, davanti agli occhi i tetti aguzzi e i contrasti di un cielo coperto che apre veloci squarci di azzurro.

Talvolta la temperatura è fredda e la nebbia può ostacolare alcune prospettive ma, prendo a prestito le parole del poeta John Keats, quello che più mi meraviglia è il tono, il colore, la pietra, l’ardesia, il muschio, l’erba tra le rocce; o, se posso dir così, l’intelletto, l’espressione di questi luoghi.*

La terra di Keats è la Gran Bretagna: ne conoscevo i villaggi, le curve dei viali, le grandi cattedrali e il verde della campagna, ancora prima di visitarla. Ci sono stati uno dietro l’altro Dickens, Lawrence, Shelley, Shakespeare, Doyle, Christie, Bronte, Austen…

Credo tornerò presto al Nord e, come tanti, sento già il fascino maestoso di quelle terre punteggiate da castelli e rovine, da acque placide nelle distese campestri, ma so che è nella finitezza dei villaggi che troverò il mio nord interiore, per questo andrò ad Ayr, perché il Panorama è splendido (…) è lussureggiante come il Devon. Ho cercato di bere quella Veduta, per potertela poi filare come il Baco fa la seta con le foglie del Gelso. Non riesco a ricostruirla. A parte tutte le altre Bellezze, sono da vedere le montagne dell’Isola di Arran, nere e immense sul Mare. D’improvviso erano lì, il “leggiadro Doon”, il Ponte di Tam O’Shanter, Kirk Alloway, il Cottage di Burns, e i Ponti di Ayr. (…) Il corso del Doon è coperto di alberi dalla testa ai piedi, sai quelle eriche stupende così fresche le sere d’estate, ce n’era una che correva lì accanto, dietro agli alberi.*

Ad Ayr ricorderò la grandezza poetica di Keats e, in viaggio, saprò come guardare il Nord.

* John Keats, Lettere sulla poesia, Feltrinelli

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