BENESSERE IN UFFICIO – La lunga strada verso casa

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Spero che la citazione del titolo del famosissimo film del 1990 non offenda nessuno. Naturalmente ciò di cui parlo io non è nemmeno minimamente paragonabile alla storia narrata nel film, nel quale si parla di discriminazione razziale e di protesta.

La mia di storia, nel suo piccolo, racconta del mio “viaggio” quotidiano per arrivare da casa all’ufficio. Ritengo che si possa chiamare viaggio a pieno titolo visto che prevede 55 chilometri per andare e altrettanti per tornare.

Chi vive o ha vissuto a Roma sa benissimo che, a differenza di quasi tutti gli altri posti, ai chilomentri non corrisponde mai una quantità di tempo. Questa consapevolezza mi è diventata evidente parlando con due mie carissime amiche di Verona, infatti mentre nella loro bella città le distanze vengono misurate in minuti (da casa mia al lavoro 20 minuti, da casa mia a casa sua 20 minuti – a quanto pare a Verona e dintorni in 20 minuti arrivi ovunque… e peccato che per venire da Verona a Roma, o viceversa, ce ne vogliano così tanti di più…), nella meravigliosa ma, a mio giudizio, invivibile città eterna, le distanze le misuriamo in chilometri, ai quali non corrisponde mai una equivalente unità di misura in tempo.

Quello che mi capita sempre infatti è che, parlando della distanza casa – lavoro, alla domanda “E quanto ci metti ad arrivare?” io non sappia mai cosa rispondere. L’unica risposta sensata da dare in questi casi è “Dipende….”

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E dunque, dovendo affrontare questa prova di pazienza e di nervi quotidianamente, come uscirne incolumi?

Io ho trovato degli escamotage, semplici, comuni, anche banali, affinché quelle ore trascorse sedute nella mia automobile non diventino “fatali”.

Ad esempio ascolto tantissima musica e tanta radio. Alcune trasmissioni radiofoniche sono diventate, negli anni, degli appuntamenti fissi e i loro conduttori mi sono oramai familiari. Alcune stazioni radio invece trasmettono solo musica, perfette per quelle volte in cui vuoi lasciare andare la mente per conto suo. Gli strumenti moderni poi ci offrono la possibilità di avere la nostra musica preferita su piccoli supporti che contengono decine, centinaia di canzoni, adatte a tutti gli stati d’animo.

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Altra via d’uscita è il telefono. Con alcune amiche, compatibilemente con gli orari e con gli impegni, ci facciamo compagnia per un tratto di strada quasi tutti i giorni o comunque piuttosto regolarmente, aggiornandoci sulle vicende personali o disquisendo su qualunque argomento, dalla sociologia allo shopping, dalla politica alla psicologia, dal pettegolezzo alla cucina. Poi ci sono quelle persone che sento di tanto in tanto, per il piacere di mantenere i contatti. E poi ci sono anche le “chiamate di servizio”, ovvero quelle telefonate per appuntamenti, verifiche di bollette o cose di questo genere.

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Quando non sono troppo stanca e ne ho voglia, capita anche che mi metta ad ascoltare delle lezioni di inglese nel vano tentativo di migliorarlo. Non ho ancora sperimentato l’audio libro ma ho in mente di farlo quanto prima.

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Quello in automobile è anche un momento perfetto per buttare giù liste mentali delle cose da fare, organizzare e incastrare le varie attività e gli imepegni, mettere in ordine le idee.

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E infine, a volte, niente di tutto questo, ma solo il viaggio in quanto tale, nel godimento di tutto ciò che ha da offrire, come un bel tramonto, la luce bellissima che ci regala il sole nelle prime ore della sera “colpendo” le cose lateralmente e formado, così, luci e ombre suggestive e magiche, i mille diversi pofumi della primavera, quello pungente dell’aria gelida dell’inverno, scene di vita nelle altre automobili, il vento caldo d’estate che irrompe dai finestrini aperti e che mi scompiglia i capelli, un frammento di canzone dimenticata proveniente da un’automobile che ti passa accanto, la magnifica Luna nelle sue fasi, panorami cittadini, lo scorrere del tempo sancito dal passare delle stagioni sugli alberi lungo la strada, le varie fasi delle coltivazioni nei campi, dal terreno arato al germoglio all’ora del raccolto, qualche prezioso momento per delle riflessioni, il tempo per un po’ di relax e per riequilibrare il Cuore, e, magari, per avere l’idea per il prossimo racconto.

Buon viaggio!

Rita Cortellesi

 

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