Re-Stare. Il mantenimento delle Āsana nella pratica Yoga.

Tra gli infiniti significati dello Yoga, attingo ora, alla definizione più conosciuta e maggiormente interpretata: l’Unione. In un’era dove molto è ancora sinonimo di “separazione”, l’Unione fra Corpo e Mente diviene una Via da seguire. Arriveranno presto compagni di viaggio come l’Anima, il Sè, lo Spirito e tutto diverrà poi “Senso nel Senso“. La Filosofia dello Yoga è una Filosofia di Vita, non si smette mai di essere nello Yoga, né quando siamo al supermercato, né durante la Meditazione, tanto meno durante la Pratica Yoga, vivere lo Yoga è “Essere nell’Azione“. Ma quale è la pratica giusta? Quale stile di Yoga seguire? Quanto tempo occorre per la Meditazione? E le domande potrebbero essere infinite!

Se è vero il detto che “quando l’allievo è pronto il Maestro appare” è anche vero che lo Yoga ci chiama fino a quando il nostro Essere Corpo/Spirito/Mente risponde con un timido “… quasi quasi vado a vedere di cosa si tratta…”. Oggi c’è davvero l’imbarazzo della scelta per per la pratica Yoga e lo Sperimentare è Esperienza necessaria per intraprendere un Cammino che è poi Percorso, Conoscenza, Scoperta e Trasformazione continua.

Sorrido giocosa al ricordo delle numerose esperienze di pratica Yoga, le più variegate, quando tutto era ancora segreto, nascosto e, per certi versi, solo per alcuni eletti. Dopo aver frequentato Puja, Meditazioni, Ritiri spirituali e praticato lo Yoga associato ad altre parole (alcune non pronunciabili ed altre davvero ridicole) Scelgo l’Unione e mi fermo nell’Hatha Yoga, dove la solo pronuncia è già Casa, Respiro, Cammino, Sosta e Ripresa.

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L’Āsana è un luogo dove approdare, scoprire e vivere quegli stadi che solo il mantenimento dona. Cosa c’è più bello di sperimentare il prolungato mantenimento di una posizione? Oltrepassare i confini della tecnica, respirare come il Prana insegna e vivere la posizione che è Tempio Sacro come il nostro Corpo. La noia non esiste nello Yoga, la noia è un’espressione della “Mente che mente” e vuole illuderci che è di altro che abbiamo bisogno. Sorridiamo al Tempio dell’esperienza e apriamoci a quello che vuole essere una via di Pratica, Disciplina e Azione.

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A chi crede sia facile Re-Stare in una posizione per 3/5 respiri o per 3/5 minuti, suggerisco di portare l’attenzione sul concetto del Piacere. Sembra non durare mai tanto il Piacere di un incontro, di una vacanza, di un guardarsi con l’amato/a, amarsi e nutrirsi… Lo Yoga regala ai nostri Sensi una Visione Nuova e nell’Unione il Piacere del mantenimento dell’Āsana è così Forte ed Intenso che il dispiacere arriva quando dobbiamo uscirne. Stare è Ritornare, è Ricordare la perfezione della Creazione che è in Noi. Non è importante se le posizioni siano (apparentemente) difficili o (apparentemente) semplici, tutte le Āsana conducono all’Ascolto.

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E’ Tempo di ritrovare il noi il Piacere del saper Stare. niente più fughe dal nostro Sentire o viaggi fuori dalla Coscienza. La Coscienza va Espansa, Roteata ma Sempre indirizzata a rafforzare la nostra Consapevolezza. Vi auguro la Gioia di Re-Stare sempre più nell’Āsana, è Sempre Nuova e Sorprendentemente Interessante, ci Conduce a Noi. Una profonda inspirazione, un sorriso accennato sul volto, gli occhi chiusi e il Cuore che sussurra: “Io So, Restare”,”Io So, Restare”,”Io So, Restare”.

Cinzia Onorati

 

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