BENESSERE IN UFFICIO – Se non fai il lavoro che ami, allora ama il lavoro che fai

 

I Love Working - for business, careers, employees and work !

Lo sappiamo, sono pochi, anzi pochissimi i fortunati (o coraggiosi) che hanno potuto seguire le proprie attitudini e assecondare le proprie passioni e trovarsi così a poter fare un lavoro che amano e che, quindi, per quanto impegnativo sia in termini di tempo, di energie e di intelletto, non è quasi mai un grosso sacrificio.

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Per chi invece, come nella grande maggioranza dei casi, svolge una attività che non ha scelto, che magari non ha niente a che fare con il proprio carattere e con nessuno dei propri interessi, spesso si trova ad avere a che fare tutto il giorno, per anni e anni, con cose che lo possono anche impegnare molto ma per le quali non prova nessun interesse reale e profondo.

Parliamoci chiaro, non sono moltissimi i bambini che alla fatidica domanda cosa vuoi fare da grande? rispondano l’impiegato o lavorare in un ufficio postale o il magazziniere o la commessa o il direttore Marketing o l’asfaltatore o l’operaio o l’addetto alle pulizie…

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Ai miei tempi (!) le risposte che andavano per la maggiore erano la maestra, la ballerina (anche quando, come nel mio caso, fisico e attitudini non davano certo a ben sperare…), l’astronauta, il pilota, il calciatore (un ever green), il poliziotto e poco altro. Oggi probabilmente ci sono professioni nuove che alimentano la fantasia e i sogni dei bambini, sogni che purtroppo non tutti potranno realizzare.

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Quindi, se poi da adulto finisci per fare un lavoro che da bambino non sapevi nemmeno esistesse, può succedere che svolgere tutti i giorni questa attività diventi molto pesante, ancor di più magari sapendo di non poterla lasciare per ovvi motivi economici.

Il lavoro occupa tante ore della giornata. In termini di tempo, è una grossa porzione delle nostre ore quotidiane. Capita a volte che ci si senta, nelle situazioni peggiori, frustrati, tristi, in trappola. È una ragnatela invisibile ma resistente quella che può avvilupparci, dalla quale, a fine giornata, fatichiamo a liberarci e che ci ostacola nei movimenti, che rallenta corpo e mente rendendoci difficile vivere “il resto”, il tempo libero. E dunque, che fare?

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Magari provare a cambiare l’ottica delle cose…

 

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Qualcuno un giorno mi disse: “Se non puoi cambiare la realtà che ti circonda, cambia il tuo modo di guardarla.” Beh può sembrare banale e scontato ma per me non lo è stato. Inizialmente non ne ho capito il senso, anzi, al contrario, mi sembrava una di quelle frasi da “fricchettoni” new age (in seguito ho scoperto, con sorpresa e gioia, di esserlo tendenzialmente anche io), certamente belle, profonde, sagge, illuminate, ma che alla fin fine lasciano un po’ il tempo che trovano. Col tempo e l’esperienza mi sono trovata, quasi senza accorgemene, a sentirla vera, molto mia.

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Credo che non ci siano persone sfortunate o fortunate, vite facili o vite difficili. Pensarlo fa solo in modo che ci sentiamo delle vittime passive, che non abbiamo alcun controllo su nulla. Ma la Vita è la Vita. In buona parte è vero, non abbiamo controllo su ciò che accadrà. Le cose succedono e, a volte a pugni stretti o, come dice la mia amica Cinzia, tenendo l’anima coi denti, ce ne dobbiamo fare una ragione. Quello che possiamo fare è Scegliere (una parola che mi piace molto e che, secondo me, merita la S maiuscola) come vivere le esperienze che arrivano, compreso un lavoro non scelto e spesso non amato.

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Posso decidere di venire ogni mattina in ufficio come se andassi al patibolo, arrivare e “grugnire” un saluto ai colleghi, o anche non salutare proprio, stare alla scrivania con espressione torva come se dovessi sopportare tutto il peso del mondo, interagire con il prossimo seccato, annoiato, rabbioso….

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Oppure Scegliere di cercare di trovare il buono nella realtà che vivo, per esempio essere grata perché ho un lavoro che mi permette di fare, più o meno, la vita che vorrei, grata perché ho l’opportunità di lavorare anche con persone carine, preziose, con le quali ho potuto creare un legame anche affettivo, grata perché per molti aspetti l’ambiente in cui lavoro è quasi sempre gradevole e sereno, e grata perché il mio lavoro non è quello, per esempio, di assaggiatore di cibo per animali!!

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In alcuni casi, in realtà particolarmente stressanti ed estreme, è difficile se non impossibile trovare abbastanza lati positivi per poter vivere serenamente. In questi casi la Scelta che possiamo provare a fare è di cambiare, di andare via, di “liberarci” perché, credo, non ci sia sicurezza economicha che valga la nostra salute mentale e fisica.

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Insomma, per farla breve, come sempre si può Scegliere nella Vita, e allora se non fai il lavoro che ami, allora ama il lavoro che fai!

Buon lavoro!

 

Rita Cortellesi

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