La quiete dentro la tempesta

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“È stato detto che la quiete è il linguaggio in cui  Dio parla, ogni altra cosa è una cattiva traduzione”

DIAMOCI SPAZIO!

Dimorare nella quiete – qualsiasi cosa accada – è l’ottenimento più prezioso di una mente risvegliata. La mente risvegliata è una consapevolezza che non si identifica con ciò che accade, ne prende le distanze senza tuttavia evitare nulla, rimane vigile nell’accoglienza ricettiva che non oppone resistenza a ciò che c’è nel momento in cui c’è. Non oppone resistenza alla Vita, in sostanza. La Vita ha una sua intelligenza intrinseca allo stato naturale che è lo stato in cui nessuno schema di controllo mentale interferisce sullo sviluppo armonico delle cose così come sono. E’ lo stato della mente quando non si identifica con l’ego e le sue oggettivazioni temporanee (pensieri, emozioni, immagini, situazioni esterne) cosicché la realtà essenziale può spontaneamente venire a galla, senza sforzo e senza fare alcunché: la realtà della quiete dell’essere. La quiete dell’essere non dipende da nessuna condizione esterna, permane immutabile con o senza tempeste in atto nel mondo delle forme. Nel misticismo tibetano viene evocata come “piacere immoto“, l’Advaita Vedanta lo racchiude in tre sillabe, Sat Cit Ananda (la pura Beatitudine della Coscienza di Esistere). Pertanto, non è la quiete dopo la tempesta bensì la quiete dentro la tempesta!

Il dopo implica una successione temporale in cui l’ego trova appiglio per giudicare il momento presente (la tempesta) come qualcosa a cui succederà qualcos’altro di meglio (la quiete). Nella dimensione di naturale accoglienza e abbandono senza ego, invece, non c’è nulla che deve migliorare o peggiorare venendo prima o dopo, c’è solo uno spazio dove tutto ciò che accade ha diritto di esistenza e basta. Dal Tempo allo Spazio, è questo il balzo della coscienza in cui il risveglio dell’essere accade. Là dove c’è la concezione del tempo esiste l’ego, là dove c’è la percezione pura dello spazio, dimora l’essere.

L’ANIMA CHE SI SVELA NON HA BISOGNO DI IDEE MA DI SPAZIO

 “La quiete è davvero un’altra parola per spazio. Diventare cosciente della quiete ogni volta che la incontriamo nella nostra vita ci metterà in contatto con la dimensione senza forma e senza tempo dentro di noi, che è al di là del pensiero, al di là dell’ego. Può essere la quiete che pervade il mondo della natura o la quiete della vostra stanza nelle prime ore del mattino o gli spazi di silenzio fra un suono e l’altro. La quiete non ha forma, per questo non possiamo esserne consapevoli attraverso il pensiero. Il pensiero è forma. Essere consapevoli della quiete vuol dire essere quiete. Essere quieti vuol dire essere coscienti senza il pensiero. Quando siete in uno stato di quiete, allora, come non mai, siete veramente, essenzialmente, profondamente voi stessi. Quando siete quieti diventate chi eravate prima di assumere temporaneamente la forma mentale e fisica chiamata persona. Siete anche quello che sarete quando la forma si dissolverà. Quando siete quieti siete chi siete, al di là della vostra esistenza temporale: coscienza incondizionata, senza forma, eterna” (Eckhart Tolle)

IL “NON FARE” E’ UN FARE POTENZIATO DALL’ESSERE

Essere quieti, dunque, non ha molto a che vedere nemmeno con qualche “pratica” spirituale e non che dir si voglia (la quale pratica strutturata senz’altro aiuta nel percorso di disidentificazione dall’ego che è, in sostanza, l’essenza di qualsiasi percorso autentico di risveglio): la vera meditazione  è l’assenza di meditazione, la suprema condotta è l’assenza di sforzo, “non giudicare, non analizzare, non produrre immagini, non interpretare, non meditare” (le 5 regole di Tilopa)

“Priva di considerazioni oggettive,

la realtà essenziale è proprio così!

Si rimanga rilassati senza pensare,

ma non si interrompa il flusso dei pensieri

che sorgono come lampi nel cielo.

Così le rappresentazioni mentali

vengano lasciate libere

come nelle profondità del vasto oceano.

Si stia in una libera condizione di immobilità .

Le varie rappresentazioni visive e mentali

sono come onde dell’oceano

che mutano naturalmente

nello spazio della realtà essenziale”

(Ma cgig, Canti Spirituali)

Fantasy Statua donna con luce lanterna

La quiete come accadimento dell’anima è una esperienza di “morte”, togliendo a questo vocabolo tutto il substrato di concetti, pre-concetti ed etichette possibili e immaginabili ereditate da varie fonti (culturali, religiose etc.). Morire non è altro che passare dalla linea consequenziale del tempo a quella circolare inclusiva dello spazio, delle profondità abissali dell’anima. Morire è perdersi, ma chi si perde se non l’ego? Morire è dunque perdere l’appiglio rassicurate dell’ego, del conosciuto e prevedibile, per ritrovare davvero Se stessi, l’essere autentico che si dà all’ignoto, all’imprevedibile, all’inarrestabile fluire della forza vitale, “quello che si perde a livello della forma, si guadagna a livello dell’essenza” e “quando siete in grado di vivere nell’incertezza, potete persino gioirne” (Eckhart Tolle). Eccola, di nuovo, la portentosa libertà della quiete dentro la tempesta! Morire è davvero l’arte di vivere più grande!

“Non sappiamo niente di questo partire, che con noi

non condivide niente. Non abbiamo motivo,

 di mostrare ammirazione e amore e odio –

alla morte che insolitamente sfigura

una bocca di maschera di un lamento tragico.

Ancora è il mondo pieno di parti che noi recitiamo.

Finché ci preoccupiamo, se anche noi piacciamo

anche la morte recita, anche se non piace.

Ma quando te ne andasti, allora penetrò su questo palco

una striscia di verità attraverso quella fessura

per cui tu partisti: verde veramente verde;

sole veramente sole, bosco veramente bosco.

Noi continuiamo la recita. Pronunciando l’appreso

con paura e difficoltà e raccogliendo talvolta

gesti; ma il tuo esistere lontano da noi,

assente dal nostro copione, può solo

investirci talvolta come una conoscenza

di quella realtà calando verso il basso,

così che noi per un pò entusiasti, recitiamo

la vita non pensando agli applausi.

(Rainer Maria Rilke, “Esperienza di morte” da “Ultima sera”)

Luce nel bosco

VERDE VERAMENTE VERDE, SOLE VERAMENTE SOLE, BOSCO VERAMENTE BOSCO

Morire è dimorare nella quiete attraverso il caos della vita, vivendo consapevolmente senza pilota automatico e “assenti dal nostro copione” ovvero presenti alla realtà essenziale delle cose così come sono, “sole veramente sole, bosco veramente bosco, verde veramente verde” – riprendendo i versi di  Rilke -, senza filtri di giudizi, interpretazioni, considerazioni, astrazioni mentali. Nella concretezza della pura presenza, della percezione diretta, la Vita pulsa di silente vividezza che spesso si traduce in chiara visione, barlumi di pura Grazia, pulsa di intuizioni che rendono l’agire nel mondo un atto davvero spirituale, poetico nel senso etimologico del termine (poiein in greco = fare). Essere ispirati, d’altronde, come suggerisce sempre il significato originario del termine, non vuol dire forse essere nello spirito? Ed essere entusiasti (en thèos) essere in Dio, nel daimon, nell’anima? Per fare ciò bisogna imparare a fare sempre meno e nutrire l’essere con l’arte del darsi e dell’abbandono, imparare a dialogare con l’invisibile mediante linguaggi sconosciuti alla logica dell’ego.

“Dove si trovano la gioia, l’amore, la creatività e la vitalità?
Essi sono nascosti nella immobile pausa
fra la percezione e l’interpretazione” (E. Tolle)

 

QUELL’UNICA COSA NECESSARIA…

Via Lattea

La tentazione di aggiungere parole, pur poetiche che siano, è un altro dei gesti compulsivi dell’ego. La vera poesia, infatti, è la cosa più simile al silenzio e il silenzio è il suono della quiete, lasciare spazio alla presenza senza bisogno di aggiungere nient’altro. “La bellezza è la presenza dell’Essere” – dice Heidegger nei suoi saggi dedicati alla poesia di Hӧlderlin, ed è strettamente connessa alla dimensione del sacro, della quiete, della vigile ricettività, della resa e del Surrender per usare un termine aurobindiano a me molto caro.

“Apprendere a servirsi liberamente della propria facoltà significa disporsi sempre più esclusivamente all’essere aperti per ciò che ci è stato assegnato, alla vigilanza per ciò che viene, alla lucidità che, senza lasciarsi prendere dal vortice del molto e del vario, tiene salda quell’unica cosa necessaria. L’apertura che lucidamente fa attenzione al sacro è al contempo il raccoglimento nella quiete di un riposo che corrisponde al “riposare” a cui pensa il poeta. Questo riposare è il poter restare nel proprio. E questo restare avviene  in solo in quanto processo processo d’apprendimento del ritorno che ritorna a casa nell’originarietà del proprio”. (Martin Heidegger)

“Senza lasciarsi prendere dal vortice del molto e del vario, tiene salda quell’unica cosa necessaria” … Di nuovo, la quiete dell’essenza immutabile – unica cosa necessaria – dentro la tempesta del multiforme! Dall’ascolto profondo nello spazio luminoso, silente e sensibile del vuoto – che è l’Origine di ogni creazione, “l’Originarietà del proprio” per dirla con Heidegger – giungerà (o meglio si rivelerà perché c’è già!) una pienezza inesprimibile e, appunto, estremamente creativa. Tutto ciò che arriverà da quello spazio in termini di parole, opere e azioni avrà una qualità diversa, di inimmaginabile potere perché non saremo noi a produrlo ma qualcosa di infinitamente più grande che agisce attraverso di noi. Ed è questo il senso dell’esistenza. Farsi portatori di una nuova coscienza, essere originali tornando all’Origine, tornando a casa nell’inusuale dimora dell’Essere, essere nel mondo ma non del mondo… Tornando a guardare le stelle!

Gaudi Originality

“Così va il tempo di Dio al di sopra

Ma tu sacro canto

E tu cerchi, povero navigante, l’abituale

Verso le stelle guarda”

(Hӧlderlin)

 

www.ceciliamartino.it

amazzone

CONSIGLI DI LETTURA

Un nuovo mondo, Eckhart Tolle

Ultima sera , Rainer Maria Rilke

Canti spirituali, Ma gcig Lab sgron

Il Grande Sigillo – Mahamudra, Tilopa

Insegnamenti di Yoga tibetano, G. C. C. Chang

Colloqui serali con Sri Aurobindo, Sri Aurobindo Ashram

DAL MIO BLOG

Tempestapalme

Da Formentera: la Tempesta!

Da Casablanca, il Faro e l’Oceano: una luce per ritrovarsi, l’Infinito per perdersi

Essere originali non vuol dire che questo: tornare alle origini

Distanze e profondità: cosa mi ha insegnato l’adozione a distanza

Lascia che la vita viva attraverso di te: il miracolo della Presenza

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DA ASCOLTARE

(No busques problemas, no te metas en lios, Mira que la vida sí tiene sentío…)

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