Meditazione, isolamento e solitudine: niente è come sembra

Buddha relax meditazione armonia

Meditare è tornare al centro della propria solitudine e sentirsi parte di un mistero più grande che, in quanto mistero, non va capito ma solo celebrato, accolto, incorporato. Solitudine non è sentire la mancanza di qualcuno o qualcosa, ma è trovare se stessi. E’ tornare a casa e scoprire di avere tutto quello di cui si ha realmente bisogno, senza chiedere nulla. Trovare se stessi è non avere paura di stare da soli e di rimanere in ascolto, in quell’ascolto silenzioso non siamo più noi a chiedere, pregare, invocare, elemosinare qualcosa, ma è direttamente dio che ci parla. Il mistero che si compie attraverso di noi, l’anima che si svela nuda e cruda. L’anima che si svela nuda e cruda è ciò che rimane di noi quando svestiamo tutte le maschere della personalità che indossiamo più o meno consapevolmente stando con gli altri, identificandoci con ciò che si fa e che si ha (lavoro, figli, mariti, mogli, guru e maestri…) e dimenticando ciò che si è. Questo tipo di solitudine in cui l’essenziale ti fa sentire irrimediabilmente estraneo al mondo eppure così gioiosamente radicato in esso, è cosa ben diversa dall’isolamento.

DIFFERENZA TRA ISOLAMENTO E SOLITUDINE

Angelo donna ali luce

L’isolamento è chiusura ed è percezione della mancanza di qualcuno o qualcosa, è sentirsi un’isola. La solitudine meditativa è, invece, un’apertura totale sul mondo, talmente totale da abbracciare tutto e svanire in questo tutto. E’ sentire di non avere più confini, né in cielo né in mare né in terra. E’ divenire plurali come l’universo, sentire di essere qualcosa di più vasto del corpo che invecchia, delle emozioni sempre cangianti, dei pensieri mutevoli e spesso, ossessivi. In questa vastità si perde di importanza personale, l’ego collassa e, insieme ad esso, gran parte delle problematiche legate a quella “catastrofe chiamata vita” parafrasando Jonn Kabat Zinn in “Vivere momento per momento“. Possiamo accogliere tutta la nostra intera catastrofe persino con un senso di gratitudine, quando moriamo alla nostra identità perturbata dall’ego. Meditare è come morire e meditando si può incontrare l’amore più sacro a cui un morente possa accedere, quello per se stessi così come si è, finalmente.

MEDITANDO NON SI SBAGLIA MAI!

Meditazione bambino gorilla

Tiriamo pure un sospiro di sollievo! Niente medaglie, premi o punizioni.

Non è che c’è un dio che è amore da qualche parte sperduta dell’universo che tu vai a contattare mentre mediti. E’ che l’amore è dio e tu, nell’ascolto silenzioso di te, là dove puoi amarti sul serio, dio non lo conosci ma lo incarni, lo diventi, lo sposi. L’accettazione è accoglienza prima che diventi giudizio, interpretazione, volitività. E, dunque, è il primo passo per incontrare dio, in qualunque modo lo vogliamo chiamare. Se – come si dice – sbagliando s’impara, meditando non si sbaglia mai, si è sempre al posto giusto nel momento giusto, si è con se stessi nella propria sacra solitudine, nel cuore vivificante dell’esistenza da dove ogni nuovo stimolo può farsi portatore di azioni in grado di fare la differenza. Ma è l’essere che precede il fare e se agisci come un dio, dimmi, chi ti potrà fermare? Un dio, ovvero una coscienza purificata dalle storpiature dell’ego, agisce sempre e solo con e per amore, amore impersonale. Dunque, “ama e fa ciò che vuoi” oppure medita e fa ciò che vuoi, tanto una cosa conduce all’altra.

Come scrive Osho, in “Con te e senza di te

“L’amore è possibile solo quando la meditazione è accaduta. Se non sai come centrarti, riposarti e rilassarti nel tuo essere, se non sai come essere profondamente solo ed estatico, non saprai mai che cos’è l’amore. L’amore si manifesta come relazione, ma comincia nella solitudine profonda; si esprime come rapporto, ma la sua origine non è nel rapporto, bensì nella meditazione. Quando sei assolutamente felice nella tua solitudine, quando non hai affatto bisogno dell’altro, allora sei in grado di amare. Se hai bisogno dell’altro, puoi solo usare, manipolare e dominare; non puoi amare. (…) L’amore ti rende più meditativo, se percorre le vie giuste. La meditazione ti induce ad amare, se percorre le vie giuste. (…) L’amore è il koan Zen più grande che ci sia. (…) Se davvero vuoi conoscere l’amore, dimenticati l’amore e ricorda la meditazione. Se vuoi portare rose nel tuo giardino, dimenticati le rose e prenditi cura del roseto. Nutrilo, annaffialo, controlla che riceva la giusta quantità di sole e di acqua. Se hai pensato a tutto, al momento giusto le rose spunteranno. Non puoi costringerle a spuntare in anticipo, non le puoi forzare; né puoi chiedere a un cespuglio di rose di essere più perfetto. Hai mai visto una rosa che non sia perfetta?”

Donna mare roccia rosso

“Continua a tenere viva la tua aspirazione, non scoraggiarti.

Essa è il seme della tua spiritualità, l’inizio dell’unione suprema con l’esistenza.

La persona che ami non è altro che una scusa”

www.ceciliamartino.it

Cecilia meditazione

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