Copertina_libro_HathayogaIl linguaggio nascosto dell’Hatha Yoga (con gli occhi di una donna sannyasin)

Cosa c’entra Paschimottanasana (posizione del piegamento in avanti) con le parole “presa sicura”, “pazienza”, “grosso ostacolo”, “piegarsi verso l’occidente” … e Vrikshasana (la posizione dell’albero) con queste altre: “lotta per la sopravvivenza”, “fermo attaccamento”, “avere le radici in cielo”, “bellezza della morte”. Se vi sentite disorientati è un buon segno, non è un caso che stiate leggendo queste righe e che qualcosa dentro di voi risuoni (o anche no) con esse. Il punto di partenza è il libro “Il linguaggio nascosto dell’Hatha Yoga – Il significato simbolico e spirituale delle asana” di Swami Sivananda Radha, uno dei primi testi in cui mi sono imbattuta nei primi anni dei miei approfondimenti sull’argomento. Ci sono particolarmente affezionata per vari motivi, non ultimo il fatto che a scriverlo sia stata una donna, cosa che potrebbe sembrare normale visto che oggi lo yoga coinvolge l’universo femminile forse anche più di quello maschile, ma se rivolgiamo lo sguardo al passato, la situazione cambia. Anzi, si capovolge. Nella tradizione classica dell’Hatha Yoga le minuziose informazioni trasmesse per la pratica della disciplina prendevano esplicitamente come punto di riferimento il corpo maschile, e i testi utilizzati come modello per secoli sono opera di yogi di sesso maschile. “Assai raramente – scrive l’Autrice – una yogini ha messo per iscritto i suoi insegnamenti, o ha avuto dei discepoli; pertanto sappiamo ben poco del pensiero femminile”. Sivananda Radha (1911-1995), allieva di Swami Sivananda Saraswati, è stata la prima donna occidentale a diventare sannyasin (nella tradizione induista, chi si dedica esclusivamente al cammino spirituale) ma quello che trasmette in questo libro mantiene a mio avviso una sensibilità così squisitamente femminile che seduce ad ogni passo, ben lungi da qualsiasi tipo di austerità che si potrebbe istintivamente associare all’idea di una donna swami. Quel significato simbolico e spirituale, l’aspetto nascosto, invisibile eppure sperimentabile delle asana, che è il fulcro dell’ispirazione del libro, è anche il nodo cruciale dello Yoga tout court, l’essenza che consente di differenziare una posa ginnica da una postura yogica. Squisitamente femminile è il modo con cui Sivananda Radha conduce per mano il lettore in questo viaggio nelle asana appellandosi, in modo particolare, alla cosiddetta percezione intuitiva. “Al di là dell’ascolto delle parole vi è un ascolto intuitivo […] Nella tradizione orientale ogni persona è uno scopritore, un avventuriero, il laboratorio di se stesso, l’artefice di un’indagine personale. Spetta al singolo individuo investigare, ricercare, ricorrere all’intuizione, perché chi insegna lo yoga non toglierà all’allievo la gioia di fare da solo le proprie scoperte”. In questo ascolto si svela tutta la potenza risvegliante dell’hatha yoga – dove “ha” significa sole “tha” significa “luna” e yoga – come sappiamo – significa “unione”: concetto portante nella realizzazione delle asana è quello di equilibrio, integrazione e concetto portante dell’ispirazione del libro è l’approccio alle asana come simboli, codici che consentono di decifrare il linguaggio del profondo con cui l’anima di ogni essere umano si esprime e di cui l’Autrice si fa un po’ guardiana restituendone le tracce da ogni punto di vista: corporale e sensoriale, emotivo, psichico. Per ogni asana, oltre alle illustrazioni e alla spiegazione della posizione dal punto di vista fisico, viene dipanata una rete di corrispondenze significative stimolate per analogia, invocando l’intuizione, appunto, più che la logica – ed è in questo strumento così congeniale al femminino (e di cui tutti indistintamente dovremmo riappropriarci mollando la presa dal cervello raziocinante) che mi piace scorgere l’abbaglio ammaliante di tale lettura. Arricchito con citazioni del maestro B.K.S. Iyengar e con una parte introduttiva che introduce allo yoga ma già con un piglio che oserei chiamare psicologico, questo libro è un grande regalo per chi vuole avvicinarsi allo yoga contando su un approccio che concilia Oriente ed Occidente ed è uno scrigno di ispirazioni per chi già lo pratica e, forse ancor di più, per chi lo insegna. Unica pecca: le asana prese in rassegna non sono molte e la voglia di continuare ad essere portati per mano dalla sensitività di questa sannyasin è davvero tanta. Ancora qualche suggestione dal libro: praticando Bhujangasana (posizione del cobra) avete mai pensato all’implicazione psicologica del simbolo del veleno letale di cui questo animale si fa veicolo? Cosa c’entrano le parole (che sono chiavi di lettura) “tana di vermi”, “faccia in giù” “cambiare pelle”, “bloccato in una posizione”? E nel mantenere Gomukhasana (la posizione del muso di vacca) avete mai pensato alle implicazioni simboliche – che sottilmente agiscono nello scambio di energie che si mette in moto con la Sadhana (pratica spirituale) – dell’animale di cui il vostro corpo si fa viatico? Dalla dea-vacca egizia che innaffia la terra con la sua pioggia di latte alla vacca sacra indiana messa in relazione addirittura con il loto.
Il maestro Iyengar, a cui Swami Radha fece recapitare una copia del manoscritto, elargì a suo tempo un sincero apprezzamento per tale opera concludendo con un augurio al quale mi associo perché mi sembra più che mai attuale e di buon auspicio per tutti:

“Spero che il suo lavoro contribuirà a costruire il ponte tra corpo, mente e anima, in modo che l’attenzione prestata a questi tre elementi si trasformi nel tempo in un’unica accezione, volta alla trasfigurazione del vero Io”

Swami Sivananda Radha
Il linguaggio nascosto dell’Hatha Yoga
Red Edizioni, Milano 1993, 2010
Traduzione: Carla Sborgi dall’originale americano Hatha Yoga. The Hidden Language.

Cecilia Martino

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