PAESAGGIOConventoSulla carta si legge che è un religioso barnabita, licenza in teologia e laurea in filosofia, studioso di spiritualità, guida di corsi di meditazione e preghiera profonda aperti a ogni categoria di persone. Cercando su Internet non si fa fatica a trovare una lista numerosa di libri con il suo nome accanto: Antonio Gentili. Basta poi avere la fortuna di scambiare due parole con lui, grazie alla sua disponibilità istantanea, ed ecco che immediatamente arriva quello che sulla carta non può essere impresso: la leggerezza dello Spirito. In vista di un Seminario sui Chakra che il religioso condurrà insieme ad Alessandro Cravera e Mariagrazia Rusmini dal 23 al 30 agosto presso il Convento Padri Barnabiti di Campello sul Clitunno (tutte le info a questo link), ho condiviso con Padre Antonio alcune domande, ricevendo in cambio preziose ispirazioni.

D: Entrando nel vivo del Seminario: “Yoga, Disegno e Meditazione per il risveglio dei centri vitali inferiori”. Sarà lei ad aprire le giornate di questo intenso percorso di Risveglio. Che messaggio intende lasciare ai partecipanti?

R: L’attenzione ai centri inferiori si iscrive perfettamente in un cammino di risveglio che abbraccia l’intera persona, con questo di particolare: che cioè è in tali centri che si radicano i bisogni e le dinamiche più profonde. Basterebbe pensare al rilievo che hanno le “viscere” nella Bibbia.

D: Può dirci qualcosa sul legame tra lo Yoga e il disegno? Quello tra yoga e meditazione è di certo più intuitivo.

R: Come si può vedere dal dépliant illustrativo il disegno in quanto vero test proiettivo costituisce di per se stesso un’esperienza di meditazione e cioè dell’emergere di quel centro (med=ciò che sta in mezzo) cui conduce la pratica interiore. Il percorso di lavoro chiamato ChakraChrome permette di raggiungere la consapevolezza dei propri centri vitali, sia attraverso la pratica delle àsana (posture) e del pranayama (respirazione), sia attraverso lo yantra o disegno in forme geometriche che viene dipinto con il colore dei propri centri vitali. È infatti noto che il disegno e i relativi colori aiutano a proiettare e visualizzare il proprio vissuto interiore.

D: Come si è avvicinato alla spiritualità orientale e allo Yoga?

Sia attraverso lo studio delle tradizioni spirituali, sia attraverso la pratica dello yoga stesso.

D: Lei dà una bellissima definizione di preghiera quale “respiro dell’anima”. Un approccio maggiormente consapevole alla preghiera può avvicinare più persone a un rito di cui si è nel tempo un po’ svilita la reale pregnante essenza (preghiera come ringraziamento e ascolto di Dio, più che come supplica). Che ne pensa?

R: La “preghiera” copre uno spettro assai ampio, che parte dalla ricentratura interiore, per affacciarsi sull’Oltre, sia che lo si intenda in modo teistico (esperienza dialogante dell’uomo con Dio nella lode, nella supplica, nel rendimento di grazie), sia in modo non teistico (il silenzio proprio delle tradizioni “apofatiche”). In ogni caso l’approdo è costituito dall’esperienza mistica (unione amorosa), che assume tonalità diverse a seconda della percezione che si ha del “divino” (personale o impersonale che sia), ma che in ogni caso è presente in tutte le tradizioni spirituali.

Padre_GentiliD:Rimanendo nel tema della precedente domanda, Lei – sempre attento all’incontro tra Oriente e Occidente – intende la meditazione come una “preghiera profonda”. Può dirci qualcosa in più?

R: La meditazione può avere un carattere discorsivo, come quando si riflette sul proprio vissuto, sulle Scritture sacre, sugli eventi del cosmo e della storia; oppure raggiungere le profondità del proprio essere attraverso il silenzio (per un credente… davanti a Dio, alla cui azione ci si consegna con amore). In questo senso si parla di preghiera profonda.

D: Corpo e anima, materia e spirito: l’esperienza di un ricercatore spirituale finisce sempre prima o poi (più prima che poi) a “scontrarsi” con questo falso dualismo che però la cultura religiosa occidentale ha contribuito a perpetrare nell’inconscio collettivo. A riguardo, mi colpisce in particolare il titolo di uno dei sui libri: “Le ragioni del corpo. I centri di energia vitale nell’esperienza cristiana” …

R: Il dualismo c’è, ma la posta in gioco è trovare una sintesi che valorizzi entrambi gli aspetti. La vita in generale e quella spirituale in particolare sono segnate da polarità: giorno e notte; uomo e donna, anima e corpo, materia e spirito, uomo e Dio… Il valore del corpo, in una visione cristiana, è indiscutibile: Il Verbo ha assunto la nostra carne (e ci offre il suo corpo nell’eucaristia!) e, come amavano affermare gli antichi Padri, “la carne diventa cardine di salvezza”, ricettacolo dei doni divini e “terminale” della risurrezione.

D: Una curiosità personale: Lei crede nella reincarnazione?

R: Si sa che la reincarnazione obbedisce a una duplice esigenza: il carattere evolutivo della persona, per cui si ipotizzano modalità che garantiscano lo sviluppo verso una pienezza dell’umano e il bisogno di salvezza che non si arrende di fronte alla morte. La tradizione biblica non conosce la reincarnazione (anzi la esclude, là dove afferma – nella Lettera agli Ebrei, 9,27 – che “gli uomini muoiono una sola volta”. Il Catechismo della Chiesa cattolica (cf n. 1013 che cita il Vaticano II) a sua volta parla “dell’unico corso della nostra vita terrena”). L’insegnamento della Chiesa offre una risposta alla duplice esigenza di cui si è detto, attraverso la grazia donata da Gesù (la “legge del karma” è superata dal perdono offerto al ladro pentito da Cristo sulla croce) e la dottrina del Purgatorio. Come vedi, la mia fede si muove su un altro binario, pur tenendo fisso il medesimo obiettivo, e mi conduce a evitare risposte erronee a esigenze autentiche. E spiego l’“erronee”: all’ipotesi reincarnazionista si oppone la ragione debitrice della cultura del nostro Occidente (illuminata dalla rivelazione cristiana), che vede nella persona un unicum irrepetibile. In ogni caso non sarà la prima volta nella storia che si passa da una visione non più attendibile a una più certa: si pensi al passaggio dal sistema tolemaico a quello copernicano!

D Voglio condividere con Lei queste riflessioni che Paramhansa Yogananda ha lasciato nel libro “Lo Yoga di Gesù”:


Gli Insegnamenti di Gesù, in apparenza così semplici, sono in verità assai profondi, molto più profondi di quanto la maggioranza della gente non pensi. Nei suoi insegnamenti è racchiusa l’intera Scienza dello Yoga, la Via Trascendente che porta all’unione con Dio attraverso la Meditazione“.

R: Non conosco questo libro, ma conosco i due testi maggiori di Yogananda. Per un induista è significativa la rilettura in chiave yogica (o meglio induista) di Cristo, ma una piena comprensione di lui va ben oltre e conduce a cogliere il carattere salvifico decisivo che si opera suo tramite e rimanda alla sua incarnazione e alla sua risurrezione, nonché alla sua venuta a compimento dei destini umani e cosmici, come proclamiamo durante la messa.

Consigli di lettura: libri di Antonio Gentili

Dio nel silenzio. Manuale di meditazione (giunto alla undicesima edizione)

A pane e acqua. Pratica e spiritualità del digiuno

I nostri sensi illumina. Saggio sui cinque sensi spirituali

Le ragioni del corpo. I centri di energia vitale nell’esperienza cristiana

“Sarò io ad aiutare Dio”. Il cammino spirituale di Etty Hillesum

Link utili

Convento di Campello Padri Barnabiti
http://www.campello.barnabiti.net/

Cecilia Martino

Blog: ilmestieredeldare.blogspot.it
Twitter: @shantiomartino

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