Medju

Il mio viaggio e’ iniziato semplicemente con un si.
Non era un ordine,ma un invito formulato con infinito amore: non potevo rispondere con un no.
Che sarebbe stato un viaggio diverso dagli altri, e’ stato chiaro fin dall’inizio: l’aereo era pieno e ognuna di quelle persone partiva per guarire se stessa o qualcuno di caro, nel corpo e/o  nello spirito.
Mi è stato chiaro che da quel momento in poi, avrei modificato il mio modo di guardare gli altri.
Perché tutte le persone che incontriamo, ognuna di loro senza eccezione alcuna, sta combattendo una sua battaglia e per piccola o grande che sia, merita il nostro rispetto.
Medjugorie, una piccola località nella Bosnia Erzegovina
Non certo meta di turismo,eppure migliaia di persone raggiungono questa terra ogni giorno.

La potenza della Fede ,comunque sia concepita e qualunque sia il credo di appartenenza.
Arriviamo in albergo all’ora di cena e conosciamo la nostra guida: Zorica, una bellissima donna che ci accoglie con un sorriso che riscalda il cuore di ognuno di noi.
La mattina successiva partiamo per il monte Kricevac.

In origine questo monte si chiamava Sipovac. Nel 1933  a causa di un’intensa ondata di piogge che rischiava di distruggere i raccolti ,costruirono questa croce (alta 8,56 metri)per chiedere la grazia che la pioggia finisse. Da allora il monte ha preso il nome di “Krizevac”, cioé “monte della Croce”.

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Sulla croce si trova inciso: “A Gesù Cristo Redentore dell’umanità, in segno di fede, amore e speranza in ricordo del 1900esimo anniversario della Passione di Cristo”. Nello stesso punto si trova una reliquia proveniente  da Santa Croce di Gerusalemme a Roma: un frammento della croce di Cristo. La croce è stata completata nel 1934

Sul sentiero 16 pannelli bronzei (opera di un artista italiano) riproducono la via crucis.

Inizio la salita provando un fortissimo senso di commozione che mi avrebbe accompagnato per il resto del cammino.

Il cammino è estremamente difficile,alcuni si tolgono le scarpe,altri prendono in braccio dei bambini, c’è chi sostiene una persona anziana.
Il silenzio viene interrotto solamente dalle preghiere mormorate.

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Ognuno di noi,passo dopo passo ,si porta sulle spalle la “sua” croce ,cercando la forza di mettere un piede davanti all’altro senza perdere l’equilibrio .

Eppure la sofferenza fisica,non è nulla rispetto al dolore che ogni pellegrino porta nel suo cammino.

Si sale in gruppo,ma da soli, ma ,mai,neppure per un attimo,mi sono sentita sola.

Decido d’impulso, alla dodicesima stazione, di proseguire a piedi scalzi, ma non per mortificare il mio corpo o per fanatismo, ma perché dovevo in qualche modo perdonare me stessa e le persone che portavo con me nel cuore, dovevo lasciare l’odio, il rancore, la rabbia e per farlo avevo bisogno di “ricominciare” a camminare connettendo tutto il mio essere alla madre terra e rivolgendo i miei occhi al cielo.

Ogni volta che ho rischiato di cadere, una mano mi ha sorretto.

Ogni volta che ho esitato, uno sguardo mi ha incoraggiato.

Arrivare in cima è un’emozione indescrivibile, ma non è una meta: il viaggio ti porta fino a dove sei atteso.

La croce:bianca,immobile,stagliata sullo sfondo di un cielo cristallino e illuminata dal sole e dai suoi raggi.

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Un cielo interrotto solamente da pennellate bianche di nuvole che disegnavano segni inequivocabili.

Mi siedo e ringrazio semplicemente di avere le scarpe:eppure le indosso tutti i giorni ,assuefatta ed abituata a questo e ad altro senza mai essere grata di tutto quello che ho.

Il giorno dopo la salita al monte Podbrdo,la collina delle apparizioni dove la Regina della pace apparve la prima volta.

Il sentiero si presenta simile a quello affrontato il giorno precedente,ma ognuno di noi lo affronta con la stessa gioia.

E ad un tratto, come dal nulla e in mezzo al nulla,la statua che ricorda la prima apparizione.

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Bianca e immobile come la croce,eppure sembra sul punto di staccarsi da terra da un momento all’altro.

Porto con me tante lettere che mi sono state affidate,i disegni dei miei bambini e una foto a cui tengo molto: lascio tutto ai Suoi piedi con infinito amore.

Il mio viaggio è durato solo tre giorni, ma le emozioni che ho provato sono quelle di una vita intera.

Ho conosciuto persone incredibili, ho ascoltato le loro storie e loro la mia e porto con me gli insegnamenti di tutti loro.

Ai miei compagni, a chi c’era, a chi non c’era, a chi incontrerò, ai miei bambini adorati, a chi mi ha fatto male e a chi me ne farà: che Dio vi benedica tutti.

Non permettete ad un solo giorno della vostra vita di essere vissuto se non nella consapevolezza e nella gioia del viaggio.

“E il vento cessò..” Marco 4,35-41

 

Sonia Catalini

Sonia.scatalini@gmail.com

 

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