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Dopo Roma è la volta di Milano che apre le porte al mondo dello Yoga dal 10 al 12 ottobre per l’ormai consolidato appuntamento con lo Yoga Festival. Parola d’ordine di questa nuova edizione: GRATITUDINE. Parola d’ordine più che mai in linea con i propositi spirituali di questi tempi di profondi mutamenti della coscienza collettiva: vale la pena ricordarci che siamo entrati nell’Era dell’Acquario in cui l’unico diktat da seguire è quello del Cuore, e il Cuore non fa altro che ringraziare, amando incessantemente la vita in tutte le sue forme e manifestazioni.

La gratitudine è il paradiso di per se stessa”, fa eco a questa edizione del Festival anche la citazione del mistico poeta sufi Rumi. E dunque, con il cuore spalancato e ricettivo è possibile prendere parte a tre giorni di seminari, conferenze e performance che fanno fare il giro del mondo, con la bussola orientata al centro del petto.

A qualsiasi livello della pratica yogica si pensa di essere “arrivati”, lasciare spazio al senso della gratitudine, svuotandosi quotidianamente dalle piccole insidie dell’ego (che non sono esenti dagli ambienti spirituali, anzi…), è il punto di inizio da cui si può sempre imparare qualcosa. Tra gli appuntamenti della kermesse, un seminario intensivo teorico-pratico per intermedi, avanzati ed insegnanti, ce lo vuole ricordare: Raja Yoga, Gratitudine: Consapevolezza e completa accettazione di essere vivi … (10 ottobre, conduce Palaci Angelini). Non ci può essere consapevolezza senza comprensione diretta, e la capacità di ascolto è la via preferenziale per accostarsi senza troppi intermediari alla propria interiorità. E non c’è ascolto autentico che non richieda pazienza.

Il respiro – che è la fonte della vita, il nostro primo e ultimo anelito che condividiamo con l’universo alla nascita e prima della nuova avventura dell’anima dopo la morte – non può che essere protagonista tra gli incontri del Festival. Segnalo, in particolare, l’appuntamento con Vinyasa Yoga: il respiro come strumento di transizione, workshop multilivello che abbina partica soft a dinamismo, tenuto da Thomas Fortel il 10 ottobre. La transizione come sinonimo di cambiamento è una costante nelle nostre vite con cui bisogna imparare a collaborare, più che opporre resistenza. I periodi d’ombra, le fasi in cui tutto si muove, sgretolandosi, e sembra perdersi di vista la propria centratura, possono essere pienamente vissute, prima ancora che comprese, attraverso una pratica del respiro consapevole (Pranayama) sempre più integrata nel quotidiano.

La vera comprensione è nel fondersi completamente con tutto ciò che è, più che giudicarlo, altrimenti sarebbe una comprensione puramente intellettuale: la mente ama emettere giudizi, perché sua è la funzione discriminante. Ma il cambiamento di vibrazione ci chiede di spostarci nel cuore dove il giudizio non esiste, spodestato dall’accettazione amorevole in cui tutto può trovare spazio nella trasmutazione naturale che l’amore riesce a compiere su qualsiasi cosa.

Sempre il 10 ottobre, si può imparare un bel Rituale di Ringraziamento con Antonio Nuzzo per poi proseguire il giorno dopo a scoprire l’importanza del “Diaframma, questo sconosciuto”, un punto vitale del corpo particolarmente importante per favorire l’apertura del cuore con il potenziamento del plesso cardiaco a cui giova la qualità che diamo al nostro respiro, sia in senso metaforico che letterale: il nostro corpo è la palestra per potenziare lo spirito che vi abita, non c’è pratica dinamica o meditativa, che non passi attraverso un contatto sempre maggiore con la nostra fisicità.

Non c’è problema al mondo che l’amore non possa risolvere”, bello il titolo del seminario domenicale (12 ottobre) di David Sye con il quale concludo questa rapidissima carrellata di spunti per lasciarsi ispirare allo Yoga Festival (il programma completo e dettagliato lo trovate sul sito ufficiale: www.yogafestival.it). Sye ci richiama l’attenzione su quelle che definisce le “emozioni di emergenza”: paura, ferite emotive, traumi.

Non esistono in sostanza che due uniche grandi emozioni con cui possiamo scegliere di sintonizzarci: amore e paura. L’una esclude l’altra.
Dunque, quando provate paura (che contempla anche insoddisfazione, sensi di colpa, indecisione, eccessiva tristezza etc.) sapete cosa dovete fare.  L’amore compie miracoli e, rimanendo sulle note della mistica che ha ispirato questa edizione del Festival, vi lascio con quest’altra meravigliosa citazione del poeta Rumi:

Questo è amore:
volare verso un cielo segreto,
far cadere cento veli in ogni momento.
Prima lasciarsi andare alla vita.
Infine, compiere un passo senza usare i piedi.”

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Cecilia Martino
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