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L’inverno è ormai alle porte, fa buio prima, le sere sono più lunghe e fuori fa più freddo.
Queste le componenti di uno scenario esterno ed interno a noi, tutto sembra richiamare il Silenzio e porre l’attenzione ai “Presagi del Cuore”. Quando ho sentito questa affermazione, il mio Padre Spirituale stava celebrando e, durante l’omelia, ha usato queste espressioni a me molto care: “Presagi, Cuore, Avvento, tendere l’orecchio dentro di noi, dedicare più tempo a noi”, e persino la Meditazione con la candela. Musica per le mia Anima, prendo appunti e riporto con grande gioia per la condivisione, le parole di Anselm Grun e Michael Reepen “L’anno liturgico come terapia” (Ed Paoline 2007)
“Nel tempo di avvento sarebbe un buon esercizio fermarci più spesso, cessare ogni attività e ascoltare semplicemente dentro di noi, chiedendoci: “Che cosa sto effettivamente aspettando? A che cosa anelo? Che cosa potrebbe riempire la mia vita? Cosa mi manca”. Sarebbe bene se una volta ci alzassimo dal letto per vegliare, per attendere Cristo vigili, come dice il Salmo 129: “L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora” Cosa significhi, durante l’Avvento, attendere la venuta di Dio ci appare chiaro se consideriamo l’attesa di una persona cara. Mentre aspettiamo con ansia, ci immaginiamo il suo arrivo. Spesso le nostre aspettative andranno deluse. Ci aspettiamo più di quanto l’atteso possa darci. I nostri desideri superano le possibilità umane. Spesso siamo delusi perché l’incontro tanto atteso è stato insoddisfacente. La volta successiva, però, ci aspettiamo di nuovo l’irrealizzabile. Nell’Avvento celebriamo consapevolmente per quattro settimane, le nostre nostalgie che, in questo modo, acquistano una funzione positiva. Non dobbiamo reprimerle, non dobbiamo cedere al disincanto e alla rassegnazione. Ma non dobbiamo neppure descrivere la nostra vita con parole esagerate, per reprimere la delusione o nasconderla agli altri. Chi deve sempre far apparire straordinarie e insolite le proprie esperienze, spesso non sa affrontare la realtà, né vuole prenderne coscienza. Durante l’avvento affrontiamo la realtà, ma anche i nostri desideri, che superano la realtà della nostra vita. Riconosciamo che il nostro struggimento è tale che niente e nessuno lo può soddisfare, neppure il successo più grande, il voto migliore all’esame, la vacanza più bella. Proprio nelle esperienze più intense affiora in noi l’anelito a qualcosa di più, il desiderio di fermare quel momento o di miglioralo ancora. Lo sperimentiamo nel rapporto con gli altri. Se amiamo una persona e parlando con lei, avvertiamo una profonda intesa, in cui intuiamo un mistero più grande di noi, quella soddisfazione è accompagnata da nuovi desideri. Se una persona cara ci dona l’esperienza di una sicurezza e di un amore profondo, intuiamo al contempo una sicurezza e un amore ancora più profondo di quelli che stiamo sperimentando . E in noi affiora il desiderio struggente di sicurezza definitiva, l’intuizione di come debba essere abbandonarsi tra le braccia di un altro sentendosi per sempre accettati, protetti, finalmente a casa. Ogni esperienza va oltre se stessa e risveglia in noi un anelito che può essere placato soltanto da Dio. Chi vuole placare da solo i propri desideri, ha bisogno di sempre più successo, sempre più piacere, sempre più affetto, sempre più amore… “ “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce” (Is 9,1) Queste prole possono anche placare anche la nostra paura e illuminare la nostra oscurità.
Il freddo dell’inverno simboleggia il freddo del nostro cuore. Parliamo dell’atmosfera gelida che si è instaurata tra gli esseri umani. Siamo impauriti dalle persone fredde come il ghiaccio. E abbiamo paura che anche il nostro cuore sia invaso dal gelo che ci circonda. Le candele che accendiamo durante l’Avvento non portano soltanto luce nella nostra oscurità, bensì calore nei nostri cuori. Sarebbe quindi un buon esercizio, per il tempo dell’Avvento, sederci dinanzi a una candela accesa rimanendo a guardare la fiamma. Se lascio agire su di me la luce tremolante della candela, in me affiorano tanti desideri, ho nostalgia di amore, calore, di casa. Certe nostalgie sono legate a esperienze infantili. Non si tratta però di desideri rivolti al passato, bensì al futuro.
Da bambini il presagio di una vita realizzata ci appariva chiaro. Adesso riaffiora alla luce della candela… posso davvero sentirmi a casa, in cui un fiore sboccia “nel freddo inverno, proprio nel cuore della notte”.
Accendiamo una Candela e ri-scaldiamo il nostro Cuore.

Cinzia Onorati

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