DISINTOSSICARSI RESPIRANDO.1

Il Pranayama è l’arte di saper gestire il respiro. Non abbiamo ne l’educazione ne l’attenzione  all’ascolto del nostro respiro, gli antichi Yogi, cinquemila anni fa, avevano scoperto l’importanza del “Soffio vitale”, sperimentando pratiche respiratorie mirate al raggiungimento del benessere psicofisico. Noi occidentali, respiriamo con un quarto delle nostre potenzialità  e, sempre più spesso, ci ammaliamo di ansia e stress. Saper controllare il respiro, significa saper dare un ritmo armonioso e rispettoso al nostro essere. Abbiamo la distorta idea delle emozioni, attribuendo solo alle prove della vita, quegli stati di fatica psicofisica profonda. Lo sguardo alle emozioni è più ampio, non a caso quando ci sentiamo contenti, persino felici e gioiosi, abbiamo quella strana vocina all’interno che ci sussurra: “vedrai ora cosa accade”. Anche le grandi Gioie possono creare uno stato di insofferenza nel nostro essere, solitamente si manifestano nel Manipura Chakra, plesso solare, terzo chakra, regalando costipazioni. Il nostro vivere è altalenante e la pratica dello Yoga, seppur fondamentale, senza la consapevolezza e coscienza respiratoria non può donarci il massimo dei benefici. Iniziamo così un viaggio meraviglioso all’interno del nostro corpo e rinnoviamo il nostro Sentire con il respiro. Non basta capire la tecnica, appiccarla in maniera esemplare, bisogna desiderarlo, solo allora il regalo ci arriverà e Sentiremo l’espressione energetica del nostro esistere. Abbinare al pranayama anche un’affermazione positiva, amplifica il benessere effettivo e rinnova le sinapsi all’interno del nostro corpo-mente-spirito. Iniziamo insieme il viaggio, cerchiamo un luogo a noi gradito, circondiamoci di silenzio e, se nel chiudere gli occhi, tutto ha una risonanza troppo nuova, socchiudiamoli e lasciamoci guidare dal respiro. Per prendere confidenza con la pratica, per iniziare, bastano cinque minuti, sarà poi il naturale piacere a farci prolungare il tempo. Se alla mente vi arriva questa domanda: “Quanto devo far durare la pratica?” lasciate rispondere al vostro Cuore, il suo Suono-battito non mente mai. L’incontro con il nostro respiro rende il nostro Essere Sacro, tutto assume un sapore nuovo, suoni non ancora uditi con consapevolezza possono arrivare e, come in un straordinario concerto, scopriremo che siamo i noi i direttori d’orchestra. Che il respiro-sacro-consapevole abbia inizio.

prana

Respirazione luminosa del fiore di Loto.

“Mi apro al sacro e al bene”.

 

Seduti in Siddhasana (posizione semplice). Possiamo utilizzare anche un cuscino da mettere sotto i glutei per favorire la posizione corretta della schiena o se preferiamo seduti sul bordo di una sedia. Portiamo entrambe le mani davanti al petto, in gesto di preghiera. I polsi sono a contatto. Inspirando apriamo le dita verso l’esterno, mantenendo il contatto dei polpastrelli, solo fra i mignoli ed i pollici ed esalando torniamo con le mani a preghiera. Daremo così forma al bocciolo del fiore di Loto che si apre ad ogni inspirazione e si richiude ad ogni esalazione. Quando sentiamo di poterlo fare, restiamo con il “fiore di Loto” aperto. Visualizziamo un piccolo sole luminoso al centro del nostro fiore. Dal nostro sole partono numerosi raggi luminosi che irradiano tutto il nostro corpo e lo ricaricano di nuova energia vitale. Manteniamo la posizione con respiri lenti e consapevoli e ripetiamo mentalmente l’affermazione “Mi apro al sacro e al bene”.

Questa respirazione, porta beneficio alle vie respiratorie, sollecita l’Anhata Chakra.

Cinzia Onorati

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