Inizio oggi questo mio spazio di parole e suggestioni.

Parlerò di me attraverso parole, libri e storie. Quelle degli altri che, nel tempo, trasformano noi e la nostra voce nel mondo. Mi auguro che la forza narrativa contenuta nelle pagine dei libri che amo sia, per tutti, lo specchio in cui ritrovare la nostra umanissima bellezza.

Ringrazio Cinzia che ha avuto la grande generosità di ascoltare la mia voce e convincermi che valeva la pena non tenerla più per me.

Cominciamo.

Quando provo a portare la scrittura e i libri in aula, spesso devo recuperare anni in cui a scuola la lettura è stata scambiata per noioso dovere, per anticaglia da dimenticare, per obbligo ministeriale, dove la conoscenza storica spesso ha annullato l’esperienza estetica.

Davanti a me ho ragazzi che non hanno mai avuto i libri come compagni, come strumenti di conoscenza e di confronto o come stimoli creativi.

Ci sono ragazzi che credono i libri una questione solo scolastica, solo per pochi, solo per gli altri.

Ci sono infine studenti che dichiarano quanto poco siano stati aiutati nel trovare il libro giusto, che cambiasse il loro punto di vista.

In aula vedo volti e gesti che cercano velocità, ritmo e cambiamento continuo, che sono facili alla distrazione e alla noia.

Ma non appena si inizia a leggere un testo, quei volti e quei gesti sanno arrestarsi, sanno stare e si mettono in ascolto di parole, la cui bellezza interrompe i pensieri e arresta le distrazioni.

L’esperienza estetica della bellezza della parola di un racconto è, per me, lo strumento d’eccellenza per portare i libri tra i ragazzi e nelle scuole.

Non tolgo valore alle analisi storiche e critiche che l’insegnamento della letteratura implica, ma spero in aule che si trasformino in palcoscenici, in professori che si trasformino in protagonisti palpitanti per le emozioni che i testi amplificano.

Perché la profondità dei testi, i temi e la forza delle idee, arrivano e penetrano in ognuno di noi soprattutto attraverso la bellezza creativa e artistica dei testi stessi.

Non è facile, ma da oggi mi soccorrono le parole di David Foster Wallace che, ricordando i suoi genitori, diceva:

Ricordo che i miei si leggevano l’Ulisse ad alta voce, l’uno con l’altra, a letto: con un atteggiamento fichissimo, tenendosi per mano, tutti e due animati da quest’amore davvero feroce per qualcosa.

La passione della lettura e dei libri fa vibrare le voci, illumina gli sguardi, trasforma i gesti. Ha bisogno di esempi, quelli degli insegnanti prima di tutto.

Proviamo allora a ripartire dal piacere, dall’emozione e dal corpo che le parole narrate risvegliano e fanno sentire vivo.

Anche per questo si legge e si scrive.

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